Obiettivi e finalità/Aims and scope

La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia pubblica contributi originali, review, case report e case series di elevato valore scientifico e mira a divenire un riferimento non solo per i Ginecologi, ma per tutti quei clinici che sono coinvolti nei percorsi di prevenzione, diagnosi e cura delle patologie femminili, in medicina della riproduzione, nella sorveglianza della gravidanza e nel percorso nascita. La peer review a cui sono sottoposti i contributi pubblicati garantisce il rigore metodologico e anche una fruibilità clinica immediata.


Iterum rudit leo

Illustri Colleghe e Colleghi,

benvenuti!

Inizia un’avventura editoriale che affonda le proprie radici in un passato glorioso ed ha lo sguardo proteso verso il futuro. La Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia, che da questo numero zero si arricchisce di una ulteriore qualificazione ovvero di Trimestrale di informazione scientifica sulla Medicina di Genere e sulla Riproduzione Umana, torna ad essere pubblicata con la ferma intenzione di essere il periodico di riferimento per i Ginecologi italiani che rivive grazie all’impegno plurale di tutti noi.

Non l’ennesima pubblicazione scientifica fatta per soddisfare l’ego di qualcuno, né il giornale che deve essere pubblicato per necessità varie. Una Rivista con la sua dignità e con il suo prestigio, in lingua italiana perché sia fruibile in maniera rapida e perché sia memoria costante della grande tradizione medica italiana. Una Rivista con il suo taglio, con approfondimenti di carattere clinico e di risvolto pratico. Una Rivista che abbia la propulsione di opinion leader della ginecologia italiana, ma che magicamente sia gestita nella frugalità di un esercizio privo di orpelli particolari e che abbia un unico costante interesse: l’informazione scientifica del Ginecologo. Una Rivista che riesca a compendiare le esigenze del Ginecologo ambulatoriale con quelle di chi lavora in strutture ospedaliere od universitarie. Una Rivista che coinvolga giovani Colleghi desiderosi di condividere la propria esperienza clinica e di ricerca con dei senior dai quali possano mutuare capacità per arricchire incessantemente il proprio bagaglio professionale.

Sicuramente una scommessa. Sicuramente un impegno. Ma con tutto l’orgoglio e la soddisfazione di far rivivere una realtà editoriale che dal ‘900 e fino al 2015, seppur discontinuamente, è stata una autorevole voce della Ginecologia italiana. Assolutamente consapevoli di come il codice comunicativo del mondo scientifico e non solo, paradossalmente, abbia visto una rivoluzione assoluta di maggior impatto nei pochi anni che ci separano dall’ultimo numero della Rivista, piuttosto che nei lunghi decenni in cui essa ha rappresentato un autorevole punto di riferimento per la ginecologia italiana, ci affacciamo a questa sfida completamente preparati, con una Rivista digitale, fruibile, con temi pratici di approfondimento e, perché no, con studi originali di immediata consultazione. Tutto ciò con il dichiarato obiettivo di rendere fruibile al Ginecologo italiano l’aggiornamento e di rinsaldare una ottica di slow medicine declinata al femminile.

Ciascuno di noi è, infatti, consapevole che la Medicina, fin dalle sue origini, ha avuto un’impostazione androcentrica. E’ tutto concordante, nella letteratura medica, con un modello difficile da scardinare ovvero quello del maschio, occidentale, di mezza età. Tutto il sapere, tutta la conoscenza è stata per decenni, per secoli piegata a questo modello. Su questa base, ad esempio, gli studi clinici e farmacologici non hanno quasi mai tenuto conto delle differenze di genere, essendo condotti su soggetti maschi e poi adattati, nei risultati, alla donna. Oggi, per fortuna, si affina sempre più la sensibilità degli addetti ai lavori a considerare l’approccio olistico e genere-specifico alla donna. Non è più ammissibile un comportamento diverso e dobbiamo tutti produrci in uno sforzo anzitutto culturale e poi, ovviamente clinico, in questo senso. Per far ciò in perfetta efficienza è assolutamente mandatorio avere ben presenti le complesse interazioni tra fattori genetici che “programmano” la macchina biologica – in senso maschile o femminile – e fattori epigenetici di natura bio-psico-sociale, responsabili del differente assetto nell’arco del ciclo vitale. Nel loro insieme, tali fattori condizionano la vulnerabilità di genere a sviluppare o meno una determinata patologia, in un certo periodo della vita e con caratteristiche peculiari che si riflettono notevolmente sui percorsi preventivi e assistenziali nei due sessi. Con il concetto di Genere ci si riferisce pertanto ad una complessa interrelazione e integrazione tra il sesso e il comportamento psicologico, nonché culturale dell’individuo, derivanti dalla sua formazione etnica, educativa, sociale e religiosa. Da queste brevi considerazioni è nata l’idea di inserire nell’integrazione al titolo la Medicina di Genere: ciascun Ginecologo, infatti, stia facendo una prestazione ambulatoriale, una prestazione di ginecologia preventiva od un intervento chirurgico non dovrà o non potrà disconoscere o disattendere quella complessa danza tra geni, ormoni ed esperienza il cui risultato è la donna che ha in carico.

Prima di salutare quanti di Voi hanno letto sin qui il mio Editoriale, devo fare alcuni piacevolissimi ringraziamenti. In primis all’Editore dott. Pier Giuseppe Pavani, Beppe, cui mi lega una fraterna amicizia ormai quasi ventennale, che si è sempre generosamente e con slancio speso per questa Rivista e ne costituisce l’anima. Devo ovviamente ringraziare tutto l’Editorial Board, costituito da illustri Colleghi e non solo, che hanno accettato di comprimere ancora un po’ la loro vita privata per inserire questa ulteriore iniziativa. Loro costituiscono il cervello pensante e la miniera di esperienza che si mette a disposizione dei Lettori della nostra Rivista: grazie infinitamente. Nell’ambito del Comitato Editoriale tre giovani Colleghi Nicoletta, Davide e Filippo faranno da trait d’union tra tutti, costituendo la Segreteria Scientifica della Rivista. A loro il ringraziamento per le notti di veglia che vivranno. Riservo per me un altro minuto della Vostra pazienza per ringraziare una Collega che stimo e rispetto e che ha saputo sorprendermi, la Prof.ssa Alessandra Graziottin. Nonostante i mille impegni che contraddistinguono la sua esperienza professionale, ha sposato con tanto entusiasmo e visione lungimirante il nostro progetto, da aver prodotto un primo importante “Occhio clinico” che penso con avidità leggerete a brevissimo.

Ordunque al lavoro, “iterum rudit leo”!

Tito Silvio Patrelli


Occhio clinico: l’arte della Semeiotica

Che cosa può offrire al ginecologo/a la rinata Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia? Un grande ritorno alla Semeiotica, la perla più brillante della grande tradizione clinica italiana: la «semeîon tecné», l’antica arte medica di leggere con accuratezza e immediata comprensione sintomi e segni. Sono questi i due grandi testi, le vie imperiali, che ci portano alle diagnosi più tempestive e appropriate:

1. le parole con cui la donna, portavoce del corpo, esprime i suoi sintomi: quello che lei sente, perché il corpo le parla costantemente;

2. i segni, tutto quello che il corpo dice obiettivamente e immediatamente a chi lo ascolti e lo osservi con dedicata e competente attenzione.

L’occhio clinico, lo sguardo diagnostico sapiente e profondo, cresce solo se si coltiva con dedizione, e per tutta la vita, l’arte squisita della Semeiotica. Un’arte oggi emarginata e che invece contiene tutta la potenza e il fascino della medicina umanistica di antica tradizione e di attualissimo valore, di cui molti sentono motivata nostalgia. Le nostre pazienti in primis.

Il corpo della paziente ci parla, sempre: e allora perché lo ascoltiamo poco e male? Noi medici siamo oggi sempre più lontani dalla verità del corpo, fino a sembrare sordi e ciechi di fronte a sintomi e segni anche clamorosi. Con tendenza che cresce nelle ge- nerazioni più giovani, in tutto il mondo: un giovane medico americano in formazione post laurea (resident in training) oggi dedica mediamente un’ora e mezza al giorno al lavoro con i pazienti e cinque ore e mezza a leggere o scrivere lavori scientifici al computer. Il primo obiettivo di un giovane medico sta diventando il pubblicare, non l’imparare a curare meglio. Siamo cultori più della tecnologia e dei lavori scientifici che non della verità del corpo, che è il primo e ultimo testimone di ogni processo disfunzionale o francamente patologico, dell’appropriatezza della diagnosi e dell’ef- ficacia della cura. Purtroppo, senza allenamento quotidiano alla Semeiotica, l’occhio clinico non si affina. Crescono i tempi sprecati in esami e interventi, cresce il dolore, crescono le comorbilità, con costi quantizzabili e non quantizzabili (la vita rovinata delle pazienti).

Ecco la sfida: tornare ad allenare l’occhio clinico, la capacità di ascolto integrato di sintomi e segni, in ogni attività clinica ambulatoriale, da valorizzare poi con un aggiornamento del pari prezioso sul fronte scientifico. Sintomi e segni come punta dell’iceberg, da studiare e correlare poi con dedizione sul fronte della fisiopatologia, dell’endocrinologia, dell’immunologia, della neurologia, dell’urologia, per compren- dere e curare meglio le eziologie complesse e le comorbilità.

Ecco il taglio della rivista, cui contribuirò con passione: privilegiare articoli scientifici e casi clinici che diano voce e spazio prima all’anima antica, la Semeiotica, così da mettere la donna, con i suoi sintomi e i suoi segni, al centro dell’osservazione e della riflessione clinica. Per approfondire poi con gli esami strumentali e le evidenze scientifiche quanto l’occhio clinico ha intuito, grazie ad una rigorosa semeiotica. L’obiettivo è condividere una pratica clinica aggiornatissima che integri la bio-evidenza, la verità del corpo, che ci parla attraverso i sintomi e i segni, con l’evidenza scientifica contemporanea.

Non è quindi questione di lingua alternativa, il nostro amato italiano, invece dell’inglese. L’obiettivo è diverso e più alto: rimettere al centro della nostra pratica clinica la Semeiotica, fiume di risorgiva dalle acque chiare e costanti che continua a dare energie fresche a tutti i medici appassionati del loro lavoro. Questo implica un privi- legio, un onore e un dovere: cercare di essere competenti e affidabili compagni di un viaggio per una maggiore longevità in salute che idealmente potrebbe durare tutta la vita.

La donna non è, a seconda del problema, un utero che piange, una vulva che brucia, un fibroma peduncolato che si torce o un ovaio policistico che cammina. E’ un individuo complesso e integrato: ogni patologia riconosce fattori eziologici anche lontani dall’organo più sintomatico (eziologia multifattoriale) e ha risonanze sistemiche (comorbilità). L’iperspecializzazione ha ormai diviso la donna (in verità, purtroppo, ogni paziente, di ogni età) in organi e frammenti: un corpo parcellizzato e reificato, invece che un soggetto di cura.

Perché contribuire quindi alla Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia? Perché condividerne i contenuti e le prospettive? Perché sceglierla come fonte di aggiornamento pratico, finalizzato al costante miglioramento della propria competenza clinica?

Perché l’esperienza clinica dei medici più esperti sia valorizzata, conservata e tramandata ai più giovani, oltre la cerchia degli allievi diretti. Perché il tesoro racchiuso nell’occhio clinico individuale diventi ricchezza condivisa. Perché il glorioso passato della tradizione medica italiana non venga tradito o abbandonato, ma portato a nuovo splendore, ancor più se esaltato da una parallela ricerca scientifica contemporanea. Per ottimizzare la competenza clinica dei medici italiani e, chissà, in futuro anche di medici oltre confine.

Contribuite appassionatamente con le vostre esperienze cliniche, con critiche, osservazioni, suggerimenti, consigli. Contribuire insieme a un progetto editoriale formativo rende tutto più vivo e stimolante.

In tempi difficili, sognare, progettare e lavorare insieme può portare energie fresche e luce viva al lavoro quotidiano di tutti noi.

Fra poco sarà primavera. Ecco l’augurio di cuore: una primavera bellissima, per noi medici e per le nostre pazienti, anche grazie all’anima ritrovata dell’antica Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia.

Buon lavoro e buona lettura!

Alessandra Graziottin